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Documentario su CANGRANDE in DVD multilingua italiano/english
Documentario su BARBARANI in DVD multilingua italiano/veronese

IN VENDITA - per chi e' interessato TEL.045/ 528087
ora finalmente: La STORIA di verona
il nuovo documentario di anna lerario
dalla grandezza dell'età romana al diffondersi innarestabile della cristianità
dalla breve e fulgida Signoria scaligera alla lunga e pacifica sottomissione veneziana
dalle ultime dominazioni francesi e austriache fino all'annessione al Regno d'Italia

ARTICOLO DELLA GIORNALISTA ANNA PERLINI PUBBLICATO SU L'ARENA IL 26/01/2015


Il centro storico di Verona con le sue osterie, il lungadige, il quartiere di San Giovanni in valle, il rione di San Zeno, la Valpantena, il colle di San Leonardo, Avesa, la Valdadige, il lago di Garda, il monte Baldo. Sono i luoghi in cui Berto Barbarani visse, amò, scrisse e soprattutto trovò ispirazione per le sue poesie che si ritrovano nel documentario Il Poeta di Verona: la vita di Berto Barbarani. Sarà proiettato mercoledì prossimo alle 17,30 nella Sala Farinati della Biblioteca Civica di via Cappello per commemorare il cantore di Verona nel 70° anniversario della sua morte, presente la regista Anna Lerario (è autrice anche del documentario su Cangrande presentato alla 70a mostra del cinema di Venezia). L'ingresso è libero.
Coprodotto dalla Provincia di Verona, il film ha già accompagnato la mostra su Angelo Dall'Oca Bianca organizzata dal Comune alla Casa di Giulietta. Attraverso documenti d'epoca, scene di fiction con attori in costume (Antonio Casella è il sosia perfetto del poeta), i quadri di Angelo Dall'Oca Bianca e le più belle poesie di Barbarani, il documentario racconta la baldanzosa giovinezza del poeta, le sue riflessioni sulla guerra, l'empatia con la natura, l'amore per la sua città, il difficile rapporto col successo e la tristezza della vecchiaia, permettendo di conoscere l'«alegra malinconia» di un poeta che seppe cogliere l'anima della sua città e cantarne la bellezza e la magia. E si rivive un pezzo importante della storia di Verona a cavallo fra '800 e '900, quando al fervore artistico-culturale si univano gli stravolgimenti urbanistici che avrebbero cambiato per sempre il volto della città. Si vedono animarsi via via l'Arena che nel 1913 diede il via alle rappresentazioni liriche, il teatro Ristori, che ospitava i più stravaganti spettacoli satirici, le testate degli innumerevoli giornali che stimolavano il dibattito cittadino.
Il documentario cerca di raccontare la Verona di quel tempo, la sua «tenerezza fremente», il suo «morbin», attraverso lo sguardo insieme malinconico e acceso di Berto.

Anna Perlini

Dopo il successo raccolto, la Presidenza del Consiglio Comunale, in collaborazione con il Teatro Impiria e VideoCinema, è lieta di invitare tutti al secondo incontro della rassegna “Conosciamo Verona la bella”:
“Nella bella Verona – Il viaggio che non avete mai fatto”

Presso l’Auditorium della Gran Guardia verrà proiettato il documentario di Anna Lerario, prodotto da Video Cinema “Nella bella Verona”, abbinando alla proiezione alcune scene recitate dagli attori del Teatro Impiria.

Attori dal vivo impersoneranno in costume alcuni dei personaggi chiave della storia della città, dal periodo romano con Catullo a quello dell’alto e basso medioevo con San Zeno e poi Cangrande al periodo veneziano con Alessandro Pompei e Michele Sanmicheli a quello austriaco e quindi risorgimentale con il Aleardo Aleardi.

Inoltre, prima dei due eventi, vengono proiettati i trailer dei film presentati ai precedenti incontri di “ConosciAmo Verona la Bella”: “Barbarani, il poeta di Verona”, “Verona per sempre: la città di Giulietta e Romeo”, “Cangrande, il Principe di Verona”

L’evento viene ripetuto alle ore 10.30 per le scuole e alle ore 21 per la cittadinanza, sempre a INGRESSO GRATUITO.

Ciascun spettacolo potrà essere seguito da un dibattito col pubblico, condotto dalla regista e storica Anna Lerario con uno o due personalità rilevanti.

DANTE ESULE A VERONA

Non poteva che essere Verona il ‘primo rifugio e ’l primo ostello’ di Dante Alighieri, cacciato da Firenze nel 1302 (Paradiso, canto XVII, v.70). Verona era perfetta per l’esule e per il poeta. Con la signoria Scaligera e in particolare con Cangrande della Scala (1291-1329), la città, all’apice della sua potenza, divenne un polo culturale primario in Italia e si guadagnò la fama di città-rifugio dei numerosi esuli delle lotte di fazione. Il giovane signore scaligero accolse il ‘ghibellin fuggiasco’ con l’ospitalità propria di un principe illuminato e con la generosità di un mecenate, anticipando di un secolo quello spirito che fece onore alle famiglie italiane del Rinascimento.
A Verona Dante visse in tutto circa sette anni: dal 1303 al 1304, ospitato da Bartolomeo Della Scala, fratello di Cangrande, e dal 1312 al 1318, ospitato dallo stesso Cangrande.
In pratica trascorse a Verona quasi la metà degli anni dell’esilio. Qui, all’ombra della stemma scaligero adorno delle ali dell’aquila imperiale, Dante scrisse il ‘De Monarchia’, molte lettere e buona parte del Paradiso, cantica che il sommo poeta dedica allo stesso Cangrande, riservandogli un posto d’onore nella profezia del XVII canto.
Qui fece conoscere la sua ‘Commedia’, studiò i testi antichi conservati alla Biblioteca Capitolare, contemplò le vestigia romane sognando un nuovo impero portatore di pace e di giustizia; qui, infine, assistette alle imprese dell’unico principe in grado di riportare la pace nel nord dell’Italia dopo i fallimenti degli imperatori d’oltralpe.



Verona 08/04/2012 - Articolo di Camilla Madinelli pubblicato sul quotidiano L'Arena il giorno di Pasqua

Una scoperta sulle tracce di Dante Alighieri
SANTA ANASTASIA. Anna Lerario identifica nell'autore della Divina Commedia una figura emersa nei restauri della basilica, dove era nascosta da secoliAffresco medievale con le fattezze del poeta: «È lui» dice la regista con il pallino dell'arte, e spiega perché

Sarebbe una rarità: ce ne sono solo altri due. Il terzo ritratto antico di Dante Alighieri sarebbe nella basilica di Sant'Anastasia, commissionato dal figlio Pietro. Lo dice Anna Lerario, appassionata d'arte che ha seguito da vicino i lunghi lavori di restauro della chiesa, conclusisi l'anno scorso: regista specializzata in documentari sui monumenti, era sotto i ponteggi per delle riprese, e ha visto l'affresco appena affiorato sotto l'intonaco che lo nascondeva da secoli. «Questo è il naso di Dante, ho pensato subito». L'affresco sta a una decina di metri d'altezza sulla navata sinistra, nella prima campata duecentesca, la più antica dell'intera basilica costruita dai Domenicani con il sostegno degli Scaligeri. Qui la muratura originale, assieme ai suoi affreschi, fu abbattuta alla fine del Cinquecento per costruire la Cappella della Madonna del Rosario. I restauri hanno riportato in vista ciò che resta della decorazione medievale: parte del quadrante di un segnatempo monastico (il daily planner dei Domenicani) e, appunto, il presunto Dante. Sarebbe il primo ritratto del «ghibellin fuggiasco» fuori Firenze: gli altri due sono al Palazzo del Bargello (di scuola giottesca) e al Palazzo dell'Arte dei giudici e dei notai. «Il Sommo Poeta», spiega Anna Lerario, «fu in esilio a Verona (“primo rifugio e 'l primo ostello") per circa sette anni nei primi decenni del Trecento, sotto la protezione di Cangrande della Scala, a cui dedicò per riconoscenza il Paradiso della Divina Commedia. Mi sono sempre chiesta come fosse possibile che il suo soggiorno non avesse lasciato traccia, nell'arte figurativa o scultura veronese, soprattutto considerando che il figlio Pietro è rimasto qui, curando la divulgazione delle opere del padre e la memoria». PIETRO ALIGHIERI, tra l'altro, abitò nel quartiere di Sant'Anastasia, vicino alla basilica che doveva dimostrare la magnificenza degli Scaligeri. «La sua casa era di fronte alla chiesa, ed è ancora riconoscibile dagli archi medievali tipici veronesi e dall'alternanza di tufo e mattoni». Inoltre, dov'era l'antico sepolcro degli Alighieri? «Nel chiostro di Sant'Anastasia. Solo nel Cinquecento la tomba è stata spostata a San Fermo, per il trasferimento della famiglia in quel quartiere». Dopo l'intuizione iniziale, la regista con il pallino dell'arte ha studiato tutti gli elementi dell'affresco; nella parte superstite e ora restaurata si vedono una figura inginocchiata, con le mani giunte, di fronte alla Madonna con il Bambino, che ha al suo fianco san Giovanni Battista. Dietro, schiere circolari di angeli. «Questo profilo ben corrisponde alla descrizione che Boccaccio fa di Dante», prosegue, «e corrisponde alle due raffigurazioni di Firenze». Altro indizio: il copricapo. «È un cappello rosso e bianco con una foggia che richiama molto quella classica delle raffigurazioni dantesche». Terzo: è inginocchiato davanti alla Madonna. «La devozione mariana di Dante è ben testimoniata nel Paradiso e l'espressione del personaggio è serena, propria del devoto». Quarto: san Giovanni Battista: «è il patrono di Firenze, impresso pure sulla moneta d'oro della città toscana insieme al giglio (“la lega suggellata del Battista" - Inferno XXX, 74), e Dante più volte ricorda il santo e il battistero che ne porta il nome. Nella Divina Commedia nomina quel battistero due volte nell'Inferno e una terza nel Paradiso». Quinto: i cori angelici a fare da sfondo in modo circolare, come descritti da Dante nel paradiso, e non lineare, come nella maggior parte delle altre opere letterarie del periodo. «È una disposizione originale e per niente scontata, che sembra una citazione bella e buona dall'opera più famosa di Dante», continua la regista. Da una decina d'anni Anna Lerario studia monumenti, chiese, palazzi, arte e storia del periodo scaligero. Coltiva il sogno di un documentario-sceneggiato su Cangrande e insegue le tracce di Dante. «Non esiste l'uno senza l'altro», sottolinea, «e molti aspetti del loro rapporto e di quel periodo rimangono da chiarire». Il volto di Cangrande, il primo amico di Dante, sarebbe stato scoperto a San Fermo da Maurizio Brunelli (L'Arena, 11 marzo 2012), nascosto nella chiesa che fu dei Francescani. Poteva non esserci, nell'altra chiesa dell'epoca che fu dei Domenicani, l'immagine di Dante, il primo cantore di Cangrande? E per chi volesse altri indizi: tutt'e due le chiese furono finanziate da Guglielmo di Castelbarco, braccio destro di Cangrande; tutt'e due appartenevano agli Ordini mendicanti, che Dante cantò come nuova primavera della Chiesa... La sceneggiatura del film si sta scrivendo da sola.

Cangrande è in marcia verso il Lido di Venezia
MOSTRA DEL CINEMA: un documentario «made in Verona»

Articolo di giulio brusati pubblicato sul quotidiano l'Arena del 21/08/2012
Un documentario «made in Verona» alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, con le musiche di una cantautrice veronese. È Cangrande della Scala, il principe di Verona, prodotto dalla VideoCinema, la casa di produzione della regista Anna Lerario e di Antonio Bulbarelli, già autori dei documentari storici su Berto Barbarani e Romeo e Giulietta. Domenica al Lido di Venezia, sarà trasmesso il docu-fiction con la colonna sonora di Patty Simon, tratta dal suo cd In hell of princess. La proiezione avverrà al Grand Hotel Excelsior del Lido, nella sala congressi e meeting, allestita per l'occasione dalla Regione Veneto. «Per questo documentario culturale», spiegano Lerario e Bulbarelli, «abbiamo vinto un bando della Regione e con il contributo abbiamo potuto avvalerci della collaborazione dell'associazione culturale Scaligeri.com. Lo scopo principale è far conoscere meglio un personaggio importante della storia veronese, uno Scaligero dalla vita sorprendente». Alla resa del documentario hanno partecipato attivamente, come attori e non solo, i componenti dell'associazione Scaligeri.com, tra i quali la Simon. «Tranne il protagonista principale del documentario che interpreta Cangrande della Scala, cioè Yuri Castorani, che fa parte dell'Ordine delle Lame Scaligere», ha precisato Patty, «tutti gli altri sono membri della nostra associazione, presieduta da Fabio Sansoni, incaricato come consulente storico. Ma noi di Scaligeri.com, che da anni siamo impegnati in eventi didattici, abbiamo fornito anche gli abiti, repliche degli originali, e gli oggetti, fedeli riproduzioni di armi e suppellettili del 1300. E al Lido, secondo le indicazioni della Regione, saremo vestiti come veronesi del Basso Medioevo, con gli abiti che abbiamo fatto confezionare dopo aver studiato in maniera rigorosa opere pittoriche e letterarie». E la musica? «I registi», spiega ancora Patty, «hanno utilizzato le musiche del mio disco gotico In hell of princess, scritto quasi tutto da me e prodotto da Paolo De Carli. Per il documentario ho registrato di nuovo le parti vocali, seguendo la linea melodica dei testi ma senza cantare le parole originali, utilizzando cioè solo vocalizzi». Giulio Brusati

Per ulteriori informazioni: tel: 045/528087 - mail to: bulbarelli@alice.it


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