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I territori veronesi

Nella Bella Verona

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Titolo:
Provincia di Verona: Labirinto di emozioni

Sottotitolo:
Lago di Garda e Monte Baldo, Verona città, Lessinia,Valpolicella, Est Veronese e Pianura - Un viaggio emozionale nel territorio scaligero

Durata:
35 minuti

Anno di produzione:
2009

Formato dell’originale:
16:9 HD 1080i

Lingue:
Italiano – Inglese

Produzione:
Provincia di Verona Turismo

Produttore esecutivo:
Antonio Bulbarelli

Musiche:
Mattia Benedetti Vallenari

Regia, testo e montaggio:
Anna Lerario

La mano allungata dei Monti Lessini la protegge, l’ampia massa del Lago di Garda la ristora, le colline la addolciscono, le grandi valli della pianura le danno respiro, il fiume Adige la anima: la Provincia di Verona abbraccia un territorio non comune per varietà paesaggistica. Situato sulle linee direttrici che collegano l’Europa al Mediterraneo, questo territorio è stato attraversato da un infinità di popoli a partire già dalla preistoria. Questo fluire continuo di genti, di lingue e di culture è come l’aria che viene dal Monte Baldo, come la corsa dell’Adige verso il mare: qualcosa che ha dato alla terra veronese la caratteristica del movimento, e che la rende vivida e inafferrabile.
Il documentario
Provincia di Verona: labirinto di emozioni, è un viaggio alla scoperta di luoghi incantevoli e suggestivi, misteriosi e ricchi di storia, ma soprattutto alla ricerca dell’anima di una terra, fra monumenti e reperti di ogni età e angoli di natura incontaminata. Si tratta di una ricerca in profondità, compiuta con curiosità a e passione, per scoprire cosa lega, in Valpolicella, un selvaggio canyon ad una grotta preistorica d’importanza mondiale, cosa unisce, in Valpantena, il maestoso respiro del ponte di Veja al malinconico sguardo di una fanciulla dipinta da Dorigny nel salone di una splendida villa del Settecento.
Il viaggio tende a confondere, a stordire: ecco il senso del labirinto. Angoli dolcissimi convivono con luoghi selvaggi e romantici, su un'unica montagna si trovano piante esotiche e varietà delle regioni vicine al polo Nord, attraversando una porta si passa dall’età del ferro al 1300 d.C. Labirintico è anche il percorso dell’acqua a Borghetto sul Mincio, complessi i passaggi sotterranei fra le grotte della Lessinia, intricato il viaggio nella storia a S.Giorgio di Valpolicella, fra misteriosi simboli e divinità sconosciute, singolare l’incanto di Punta S.Vigilio, dove vòlti e finestre perdono il loro significato spaziale, labirintica è infine la spirale dell’ammonite che ravviva la preziosa pietra veronese… Ma tutto si spiega, tutto ha un senso, e alla fine, la provincia ci appare come non l’avevamo mai vista prima: una terra unita, compatta, indivisibile, una terra sospesa fra mondi diversi che ha saputo mantenersi sempre viva, una terra che non potremo più dimenticare.

1 – PROVINCIA DI VERONA: LABYRINTH OF EMOTIONS

Il passaggio dell’acqua può essere lento e lasciare un millimetrico anello di sali minerali ogni 30 secondi, oppure frettoloso, come per fuggire; nascosto, per arrivare di sorpresa, o impetuoso, per stordire.

Il passaggio può essere carezzevole invitando all’abbandono o disastroso fino a creare voragini.è un movimento che non cessa mai, che percorre ogni direzione, che lascia il segno plasmando il suolo che attraversa, creando asperità e dolcezze, abissi e incanti.


E’ il movimento della storia in un territorio al confine fra mondi diversi e contrapposti, un territorio arricchito dai sedimenti di mille correnti, invasioni, incontri e scontri...

All’incrocio fra le principali linee direttrici che collegano l’Europa al bacino del Mediterraneo, protetto dalla mano allungata dei Monti Lessini, ristorato dall’ampia massa del Lago di Garda, proteso nelle vaste valli della Pianura Padana, attraversato dal grande fiume Adige, si estende il territorio della provincia di Verona, labirinto di percorsi storici e geologici, ma soprattutto, labirinto di emozioni.


2 – LESSINIA

La Lessinia è un altopiano racchiuso da due monti inconfondibili: il Carega ad Est ed il Corno D’Aquilio ad Ovest. Tra queste due cime dalla spiccata personalità, la montagna si distende, si sottomette…e si fa comoda, morbida, dolce nelle forme e nei colori. Lo sanno bene le mucche, che ogni anno la trasformano in un invitante tappeto che forma un quadretto bucolico assieme alle rocce piatte, case di muschi e piantine grasse, e agli eleganti faggi dai rami ondulati.
Ma le linee essenziali del paesaggio e le scarne architetture costruite nella chiara pietra locale, fanno della Lessinia un’ambiente quasi astratto, suggerito anche dalle singolari composizioni rocciose.
D’inverno può diventare addirittura lunare…
Una montagna che tocca il sublime nel grande e il pittoresco nel piccolo. Un sodalizio perfetto che crea angoli e scorci da cui ti aspetteresti di veder sbucare un folletto.
Roccia e legno così vicini e così simili… tanto che può accadere che si fondano in un’unica creatura: come sembra essere successo per questo faggio che regna sull’altopiano da almeno quattro secoli.
La deliziosa armonia dei giardini in miniatura ospitati dalle rocce torna anche nelle abitazioni semplici e spartane: quando la pietra della Lessinia accoglie i colori e le forme della natura, anche le case creano angoli graziosi che paiono usciti dalle fiabe.
A guardarla così, appare insospettabile, un regno di pace e di silenzio che conserva gioielli perfetti nel microcosmo…. Ma all'improvviso, nel dolce manto, si apre un pauroso pozzo che
sprofonda nel vuoto, primo di una serie di scherzi carsici che ci parlano di un’altra Lessinia: la Lessinia sotterranea, scavata dall’acqua nei millenni, terra di primati.
La Spluga della Preta è uno degli abissi più celebri del mondo: con i suoi avventurosi 877 metri di profondità è entrata nella storia della speleologia.
Il Ponte di Veja, con la sua possente arcata di marmo rosso di Verona, non è solo un grande ponte naturale, ma un cataclisma: le grandi rocce ammassate disordinatamente, le caverne che si aprono lateralmente, conservano il ricordo del crollo del soffitto della grande grotta di cui costituiva l’apertura e ne fanno un complesso architettonico di straordinario dinamismo. Il ruscello che timidamente vi scorre sotto, non osa disturbare il suo eterno respiro.
Altrettanto sublime, ma più pauroso, è il Covolo di Camposilvano. Qui, a collassare è stato un intero pezzo di montagna, e il risultato è un antro ciclopico che racconta la storia delle ere e produce nuvole tutto l’anno.
La Grotta di Roveré Mille è invece accogliente come il set di un racconto fantastico, con le sue svariate formazioni calcaree e lo spazio mosso e articolato: qui rientriamo in una dimensione magica più rassicurante.
Ma le grotte in Lessinia possono avere anche sculture di ghiaccio, che ne custodiscono l’atmosfera mistica
, come nel caso della Grotta del Ciabattino.
Lessinia: terra di primati anche nella paleontologia
, come lo squalo fossile tra i più lunghi del pianeta e la ricchezza di pesci preistorici che da 500 anni sono estratti dalle rocce di Bolca per raggiungere i musei di tutto il mondo.
Gli squarci del mondo preistorico infrangono inaspettatamente la pace della montagna veronese; anche se i
resti di questa esuberante vita primitiva sono conservati nella luce rosata e seducente di una pietra nata dalla sedimentazione di sabbie tropicali. Ci ricordano che nel morbido manto, c’è sempre qualche cardo spinoso.
Rassicuriamoci osservando i muscoli di un faggio che ha un cuore di Madonna o le foglie del faggio centenario: da queste parti non escono folletti, ma cervi, camosci, e marmotte.


3– VALPOLICELLA

In Valpolicella è necessario trovare un punto di partenza per non perdersi subito nel suo vortice di storia, cultura e sapori.
L’ideale è S.Floriano, chiesa romanica che, col candore della facciata in tufo, s’impone sui resti del passato romano.
Ma il vero fulcro della Valpolicella è S.Giorgio Ingannapoltron, un eccezionale concentrato di storia e spiritualità. S.Giorgio parla molte lingue, la prima è la lingua degli Arusnati: un popolo antico dalle origini oscure che viveva solo in queste terre adorando divinità proprie; la seconda è quella dei Romani; la terza, quella dei Longobardi: è alla loro epoca che risale l’insolita abside occidentale col suo Gesù-giudice che sovrasta una pietra circolare, ed i preziosi archetti del ciborio, uno dei monumenti d’epoca altomedievale tra i più importanti giunti fino a noi.

Ma non finisce qui: dietro le absidi orientali, la chiesa nasconde un abitato dell’età del ferro…Se aggiungiamo il chiostro d’epoca romanica, S.Giorgio viene così a coprire un arco di tempo di oltre 1500 anni… S.Giorgio è il luogo delle cento porte, dei mille indizi, dei molteplici simboli religiosi che si rincorrono nel succedersi dei capitelli, sulle pareti della colleggiata.
La doppia abside sembra dire: dov’è l’inizio e dove la fine? La porta si apre o si chiude? Dov’è l’interno e dov’è l’esterno? Ci si perde, come nel labirinto del quadrato magico, formula antichissima leggibile in ogni direzione che ritroviamo guarda caso non molto distante, incisa sulla porta di una minuscola chiesa ad Arcé di Pescantina.
E’ come essere risucchiati dalla spirale dell’ammonite, fossile che accompagnava il marmo rosso di Verona nei suoi viaggi verso le più belle chiese della pianura padana. La pietra dai bei colori fece la fortuna di questa terra che poté godere sempre di una singolare autonomia nell’ambito della provincia di Verona. Così forte fu l’impronta dei misteriosi Arusnati? O fu forse la posizione strategica allo sbocco della Val D’Adige che ne fece una zona privilegiata? E’ bello pensare che il vero motivo della fortuna della Valpolicella abbia il color porpora del vino, perché è il vino che accompagna la sua storia fin dalla nascita. I segni della sua produzione risalgono almeno al V secolo a.C., e a partire dal tempo dei romani, il passito della Valpolicella era immancabile
sulle tavole di imperatori e re, da Augusto a Teodorico, e sulle pagine di poeti e letterati, da Marziale a Goethe.
La continuità storica, il clima, la ricchezza di sali di queste dolci colline, hanno permesso un esercizio millenario che ha consegnato al mondo gli odierni Recioto e Amarone.
Poesia e vino si fondono nelle atmosfere delle ville, aristocratiche senza essere pretenziose, classiche senza essere solenni, venete nel rigore ma mediterranee nella loro luminosità.
Ville affascinanti anche nel loro aspetto di aziende agricole centenarie, ville con una particolare vocazione letteraria stimolata da un’antica scelta: quella dei discendenti di Dante che si stabilirono qui radicando finalmente il cognome Alighieri ad una terra.
Ville fatte per gustare l’aria fresca delle sere d’estate e confondere l’interno con l’esterno come qui, a Villa Giona, dove una seconda fontana gioca ad essere lo specchio della prima …

Ma in primo luogo, ville fatte per dimenticare i misteri di S.Giorgio e gli squarci improvvisi di una natura che sorprende: ecco un canyon selvaggio come una giungla; ed ecco il parco delle cascate di Molina,…: un paesaggio articolato di gole e dirupi, una vegetazione lussureggiante, la chiarezza del marmo di Verona sotto le acque cristalline, … un’ebbrezza da oasi tropicale!
…. La vitalità primitiva di questi scenari ci riporta alla storia antichissima della Valpolicella. Questo castelliere fu costruito ben 3.500 anni fa a difesa di un villaggio dell’età del bronzo.
A valle del parco delle cascate, in una gola dall’aspetto equatoriale, non stupisce trovare un’altro sito preistorico: la grotta dello Sciamano ha fornito la più antica raffigurazione umana conosciuta e, con i suoi 80.000 anni di vita intensa e continua, caso unico al mondo, possiede la chiave per comprendere il grande cambiamento culturale e biologico che consegnò il mondo all’Homo Sapiens.


4 - MONTE BALDO - LAGO DI GARDA

A Nord della Valpolicella, oltre la chiusa di Ceraino, l’Adige segna il confine fra l’altopiano lessinico e la grande catena del Baldo. Questa è la superba zona che ha visto il passaggio di migliaia di genti e bevuto il sangue di interi eserciti in battaglie decisive per la storia d’Italia.
Spettacolare anfiteatro naturale ammirato dai geologi per la sua rara perfezione geometrica, sorvegliato dai resti di forti austriaci e da quelli dell’antico castello della Rocca di Rivoli, essa prelude all’unicità del Baldo, altra catena del veronese dall’identità precisa e inconfondibile.
Dal ‘700 è chiamato ‘giardino d’Europa’ e dal ‘500 è il paradiso dei botanici di tutto il mondo per la sua incredibile ricchezza di specie vegetali. Questa Campanula esiste solo su questo muro del paese di Spiazzi e in qualche scarpata nei pressi di Garda, questa varietà
di gypsophila non conosce altro luogo che il Baldo; delle 2085 specie italiane di farfalle, il 40% si concentra in questi prati.
Il Baldo è l’unica montagna al mondo che permette di fare un viaggio ideale dai paesaggi della Sicilia a quelli della Norvegia; e questo insolito viaggio dai cactus ai cardi, dagli ulivi agli abeti fino alle piante dei paesi artici, dalle vele ai pascoli si può fare in meno di mezz’ora salendo sulla funivia di Malcesine.
Un viaggio reso ancora più strano dal fatto che qui la montagna è alpina, con la sua pace, le sue rocce e i suoi profumi, e sotto, il lago ha l’aria e le onde frizzanti come quelle marine.
Il lago a Malcesine va vissuto a mezzogiorno, quando il sole è forte e l’aria accarezza le foglie delle palme: allora si avverte di più la sensazione di aria di mare e di montagna insieme… La brezza del lago rincorre i vicoli antichi…. Sale briosa fino a raggiungere il castello scaligero, primo dei tanti suggestivi castelli della riviera veronese.
L’ aria vivace di Malcesine si respira anche nei paesini sulle pendici del Baldo.
Torri invece, va visitata nel primo pomeriggio, o al mattino, perché Torri è più dolce e minuta, con il porto folcloristico, le casette medievali ed i ristorantini sul lungolago; lo stesso vale per Lazise, dove le umili costruzioni in ciottoli nascondono l’importanza della loro antica funzione e una torre scaligera si è camuffata da intima e romantica dimora…. Ma a vederla di notte…. Lazise svela la sua antica natura: ecco il castello e le mura che proteggevano un importante avamposto scaligero.
Garda è da vedere verso l’ora del tramonto, quando il sole filtra dalle foglie degli alberi e scalda i colori dei palazzi rinascimentali che sul lago hanno sempre un fascino intimo e raccolto.
Ma l’ultimo calar del sole va gustato a Punta S.Vigilio, dove il tempo si può fermare, dove gli alberi sono dentro le case, come in un magico labirinto, dove le acque del lago sono una bolla di platino attorno ad un incanto; qui c’è spazio solo per gli uccelli acquatici, per gli innamorati e per gli occhi chiusi di un’antica villa un po’ ascetica, che per ascoltare le onde ti dice ‘shh’…,
Ma poco più in là, il tempo torna a scorrere: questi guerrieri dell’età del ferro ci riportano all’ epopea di una terra di confine tanto contesa che, sulle pietre di quest’ultima propaggine del monte Baldo
, spiegate verso la pianura, si contano centinaia di tipi di armi.
Queste incisioni rupestri attraversano venti secoli di storia sulla
medesima roccia, con soldati, armi e imbarcazioni di ogni genere.
E infatti il Lago di Garda non è solo un luogo dove le ville sembrano sospese nel tempo, ma anche terra di chiese misteriose che ci parlano di un lontano passato.
Questa graziosa abside della chiesa di S.Severo di Bardolino calamita la nostra attenzione per la sua semplice
bellezza o per qualcos’altro? In effetti essa protegge, nel suo ventre, un insolito spazio sacro. Con le sue forme approssimative e l’odore di grotta marina, questo tempietto sembra più frutto della natura che opera dell’uomo: è ancora lo stile suggestivo dei longobardi.
Un altro tesoro si mimetizza in una corte qualunque del paese, anch’esso di origini antichissime: questa minuscola chiesetta, dove i capitelli di età longobarda imitano con gran disinvoltura i resti di un capitello romano.
E a Cisano si nasconde un’altra chiesa interessante: la facciata di S.Maria Assunta ha preziose decorazioni longobarde e curiose sculture di grande forza espressiva; piacevoli testimonianze storiche così nascoste per non turbare l’incanto di un lago che ha legittime ambizioni di eternità…

Nella zona a sud del lago, le fortificazioni mettono in risalto il loro lato militaresco, soprattutto a Peschiera. I bastioni veneziani sono stati integrati dalle strutture austriache, creando una sorta di labirinto difensivo.
A Valeggio Sul Mincio, l’imponente castello medievale era il punto di partenza di una grande muraglia chiamata
Serraglio. E sempre qui, un signore lombardo sperava di mantenere il suo dominio su Verona e il suo territorio, con un possente ponte fortezza che completava l’opera scaligera.
La cosa che colpisce di questo angolo affascinante è ancora una volta un contrasto: quello fra l’imponenza romantica del ponte diroccato ed il pittoresco di un delizioso paesino in miniatura dal nome non casuale: Borghetto.
E quello che suggestiona è l’acqua, presente dovunque, a sinistra, a destra, in alto, in basso, attraverso: non si capisce da dove venga né dove vada… ancora una volta perdiamo la cognizione del tempo e delle coordinate spaziali.
Perché questa è la valle del Mincio, dove l’ampio respiro è una vocazione, come dimostrano gli splendidi scenari di Parco Sigurtà, giardino storico fra i più belli al mondo e ulteriore testimonianza dell’indole naturalistica della provincia di Verona.
Questa vocazione naturalistica torna nel Parco Natura Viva, riserva rigogliosa che nasce per salvaguardare la specie protette. Le atmosfere di questi parchi dissipano l’aura militare di una zona che fu teatro di grandi battaglie. La dimenticheremo per sempre nei parchi di divertimento che si concentrano fra Lazise e Peschiera. Qui, ancora una volta, ci si può perdere nel tempo, con i viaggi nel mondo del cinema, e nello spazio, con i tuffi nel mondo dello svago: basta lasciarsi prendere dal vortice instancabile di attrazioni, godendo del clima mite del lago.

5 – PIANURA

E’ nella pianura che più che altrove nella provincia di Verona troviamo i segni storici di un territorio da difendere.
Come il castello di Valeggio, anche il castello di Villafranca, con le sue altissime torri, faceva parte del sistema di fortificazioni scaligere che proteggeva il confine meridionale. Vi appartenevano inoltre il castello di Sanguinetto, quello di Salizzole, e la Torre di Isola della Scala, tutte opere nate su fortificazioni precedenti.
Il castello di Bevilacqua custodiva il confine padovano ed è quello con la storia più lunga e complessa, come si vede dalle sue forme.
Persino alcune ville, nella pianura veronese, conservano un’anima di fortezza: nel palazzo dei Merli l’intervento veneziano sul preesistente edificio medievale, crea un architettura singolare, quasi magica. Sono le ville più particolari, le più gotiche, le più femminili.
Le altre ville ci parlano non più di guerra, ma dei duri tempi di bonifica, quando i signori veneti dovevano lottare più con le acque ribelli che con gli eserciti: ecco le facciate severe, serrate nelle rigide partizioni per difendersi dalla luce e dal calore estivi e per contrapporsi ad una natura inospitale fatta di boschi e paludi.
Ma dentro... ariosità, gioco, spensieratezza di una nobiltà che poteva illudersi di essere all’aperto, in uno spazio gentile governato dall’uomo.
Le chiese medievali della pianura veronese, al contrario, non hanno bisogno di mostrare alla natura un volto duro, anzi; con le loro misure contenute, sembrano non temerla affatto. Come se si sentissero forti per le loro origini antiche: la chiesa di S.Maria Maggiore di Gazzo, conserva i segni di un tempio pagano e i mosaici di una chiesa longobarda. E il ‘Ceson’, poco distante, mostra la sua fierezza con la sua torre altomedievale che ne fa una chiesa singolare. Con i suoi capitelli corinzi e le lapidi romane, questa cripta radica saldamente alla terra la chiesa di S.Salvaro di S.Pietro di Legnago.
E tutte mostrano quel rosso vivo del mattone veronese utilizzato anche nei castelli, un rosso esaltato dal verde chiaro della natura fluviale e dal bianco dei numerosi dettagli in pietra.
Tutte chiese perfettamente inserite in angoli di schietto ambiente padano… rimasto immutato come il suo frutto più importante, il riso, che da cinque secoli ha trovato nelle valli veronesi il suo habitat ideale.
Con la coltivazione del riso, la pianura veronese rinnova l’antico patto con l’acqua. Ora ci
sono delle Oasi a riprodurre l’ambiente palustre che qui regnava, preservando specie rare, ma anche le stesse risaie riescono a rievocarlo, ospitando gli aironi e riflettendo un cielo immobile.
Questo territorio sempre uguale, a guardarlo dall’alto però, tradisce una sorprendente vitalità storica: nella zona delle Grandi Valli, labirintiche piste ci raccontano la storia di villaggi risalenti al 1300 a.C., circondati da fossati, canali artificiali e strade, un reticolo viario fossile unico nel panorama europeo. Si tratta di un complesso sistema abitativo che rappresentò nell’età del Bronzo recente, una cruciale via di passaggio per i traffici tra la Grecia e il resto d’Europa, forse il cuore culturale e commerciale di quel periodo.


6 - EST VERONESE

E’ dal grande occhio del Ponte di Veja che si vede l’inizio dell’est veronese… che parte così, inospitale e selvaggio. Selvaggia è infatti l’origine della Valpantena, inospitale come il rifugio del bandito Falasco che nel ‘600 spadroneggiava sull’intera valle: un inaspettato angolo da far-west ricavato da un antico fortino dove una torre nascondeva una scala che portava ad un riparo inaccessibile.
Selvaggia come una grotta preistorica in riva a un fiume: proprio di fronte alla torre del Falasco c’è il sito di ‘Riparo Tagliente’: una vera e propria industria di selce dalla produzione instancabile, eccezionale per numero di reperti e per il livello qualitativo di alcune incisioni. Probabilmente è qui che l’uomo di
Similaun, rinvenuto fra i ghiacci delle Alpi, fece provvista delle selci perfette che dal veronese partivano per tutta Europa…..
Ma dopo il sito preistorico, la valle si apre quasi subito e immediatamente, ci fa dimenticare le asperità di ossa e punte acuminate: come una perla nella sua conchiglia, la valle ci offre la villa
veneta per eccellenza, la villa che sembra essere lì da sempre.
Villa Arvedi è eleganza che si concede pochi vezzi, che increspano nella giusta misura una superficie di grande armonia. Simmetria, ordine, ed ogni cosa al suo posto: giardino, grotta, villa, chiesa – gelosamente nascosta dietro la villa come un gioiello - ogni luogo deputato entro confini precisi e squadrati, forse perché è all’interno che lo spazio si fa raffinato ed esuberante, nel grande affresco settecentesco di Dorigny e Francesco Bibbiena…….
Le sbalorditive illusioni ottiche divertono le gaie fanciulle del soffitto, ma in verità solo due sorridono, la terza sa che è finzione, che la bellezza classica della villa è solo un abbagliante schermo per dimenticare le gole e le grotte poco lontane … o forse si domanda quanto dureranno i ghirigori creati dai bossi dello splendido giardino….Questo però l’avrebbe fatta sorridere: quelli che vediamo sono ancora gli stessi di allora.
Poco lontano, un acquedotto romano ci conduce a un altro tesoro: in una delle due stanze circolari di un tempio pagano, si dipana un affresco del IV secolo d. C., un ciclo completo pressoché integro che racconta l’immaginario dei primi cristiani. In questo ambiente sotterraneo, essi ricevevano il battesimo.
Questo posto, dove termina la Valpantena, sembra preludere al silenzio ed alla pace delle prossime vallate.
E il silenzio e la pace si fanno imperativo imprescindibile presso questa chiesa del Trecento a S.Mauro di Saline, un insieme di volumi solidi e compatti, protetto da un fitto bosco di pino nero.
La pace regna anche presso il Borgo di Marcemigo. Quest’oasi della Val D’Illasi conquistò il cuore di un generale austriaco che fece di un antico convento immerso nel verde la propria dimora.
Ancora il silenzio è la regola ad Illasi, dove le ville dominano una vasta area rimasta immutata
. Siamo più vicini a Vicenza e l’influenza del Palladio si fa sentire. Ma tanto rigore, insolito nei pressi delle colline veronesi, è necessario per sventare ogni possibilità di disturbare i fantasmi dell’antico castello che fu dei Montecchi, la famiglia del leggendario Romeo.
Perché Est Veronese non significa solo dolci colline di ciliegi e vigne; anche questo territorio così verde è puntellato dai segni di una lunga storia…

Storia che si fa manifesta nel magnifico castello scaligero di Soave….

In questo borgo antico il tempo sembra essersi fermato, … forse per non disturbare il suo celebre vino che si affina nelle viscere della collina, l’unica a conoscere il preciso grado di umidità necessario per la sua maturazione…. O forse perché tutti possano sentirsi a proprio agio tra le fantasmagorie di una festa medievale…


7 – CITTA' DI VERONA
Prima di passare sotto il colle di San Pietro, l’Adige si contorce per stringere Verona in un abbraccio protettivo. Come se conoscesse i rischi che può correre una città situata in un posto tanto strategico: fra le tante invasioni, solo quella di Attila non toccò Verona, forse per soggezione della severa cintura romana che la cingeva.
E’ la prima natura di Verona, quella che le ha dato le radici e da cui non ha più potuto prescindere, quella austera e ariosa di un grande impero.
Per assaporarla, basta inoltrarsi fra i resti del teatro romano, edificato sul colle dominante la città a costituirne l’ideale fondale scenografico, oppure è sufficiente avvicinarsi all’Arena, dove, oggi come allora, lo spettacolo può farsi grandioso senza però intimorire, senza sfuggire, permettendo sempre di avere una visione d’insieme; e dove i temporali possono minacciare senza spaventare perché c’è un’ala protettrice che resiste da 2000 anni.
Le dimensioni mai eccessive sono una caratteristica di ogni monumento di questa città: le proporzioni sono quelle richieste dalla stretta dell’Adige e dalla dolcezza delle colline.
Per questo l’arte di Verona è invitante e accogliente, la sua bellezza non mette in soggezione, ma seduce con discrezione e tenerezza.
Anche il gotico a Verona conserva questo senso di misura: il gotico robusto della pur notevole S.Anastasia, quello capriccioso di S.Fermo, ed il gotico prezioso delle Arche Scaligere, le tombe dei Signori che nel 1300 fecero di Verona la capitale di un regno illuminato dove l’arte potè trovare sfogo e dispiegarsi in mille forme.
Ed è ancora una volta la pietra ad avere un ruolo decisivo nel fascino di Verona: con la compattezza del marmo e la pastosità di un materiale nato dalla sedimentazione, la pietra veronese nelle sue sfumature dal bianco al rosa, è carica di contrasti: forte e delicata, fresca e calda, semplice ed elegante. Giocando col rosso del mattone e col chiarore del tufo veste tutta la città e, grazie ai fini ricami di bordi e cornici, le conferisce un aspetto inconfondibile, allegro e aggraziato contemporaneamente, solare e insieme fiabesco, come nei portali delle chiese romaniche o nel chiostro fatto di luce della chiesa di S.Giovanni in Valle.
L’accostamento rosso-bianco, diventa la cifra stilistica della città, contagiando tutte le epoche: da quella romanica, a quella gotica, fino a quella austriaca. Le righe a colori alternati esaltano il senso del ritmo di questa Verona medievale che gioca sui volumi per ottenere irresistibili effetti di ombre e luci.
Venezia, però, preferisce tingerla delle mille sfumature venete e a partire dal 1400, la trasforma in una galleria d’arte a cielo aperto; oppure la ricama di trafori orientaleggianti…
Il barocco ci saluta nella facciata di palazzo Maffei: concentrato e festoso, chiude la vivace piazza Erbe, da sempre fulcro della vita cittadina.

Torri medievali, monumenti romani, palazzi rinascimentali: non c’è un vuoto, non un’interruzione sulla linea del tempo di Verona: gioielli di ogni epoca si susseguono senza sosta come in una spirale.
E nel cuore della città, sottoterra, il viaggio nel tempo si fa realmente labirintico, con le strade romane derubate da casette del V secolo, con le absidi del IV sec d.C
. affiancate da mosaici romani.
Lo stesso disorientamento lo avvertiamo in questo luogo presso il Duomo, incrocio di ben 5 chiese di diverse epoche, di cui due sotterranee, o nel presbiterio di S.Stefano, dove solo le decorazioni barocche alleggeriscono lo spazio misterioso di una irregolare galleria dai capitelli antichissimi…
Per fortuna un senso di fermezza e solidità ce lo danno i pilastri delle numerose chiese romaniche, che ancorano saldamente la città alla terra; dopo tutto, il labirinto s’innesta sul forte e squadrato impianto romano.
Proprio come nell’ambiente che la circonda, a Verona coesistono due anime contrapposte: quella selvaggia e quella dolce, tenute insieme da una forza antica, così come il Ponte romano tiene unite le due anime del fiume che l’attraversa. A Verona, l’espressionismo del Nord e la morbidezza del Sud, l’asprezza e la grazia, s’incontrano e convivono in una singolare armonia.
E allora forse anche la storia di Giulietta e Romeo è una vocazione. Al di là delle evidenti basi storiche, Giulietta e Romeo sono il maschile ed il femminile che s’incontrano al centro di questo
labirinto di emozioni, e danno come frutto la massima, incantevole poesia.


Per ulteriori informazioni: tel: 045/528087 - mail to: bulbarelli@alice.it


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